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Sessismo nella lingua e nei libri di testo

di Irene Biemmi

A partire dai primi anni Settanta in area anglo-americana il tema del sessismo nei testi scolastici porta ad un proliferare di ricerche, spesso seguite da provvedimenti (linee guida per gli editori) volti a garantire una più equa rappresentazione dei due generi nei materiali didattici. In Italia la questione viene recepita con notevole ritardo ed è solo a partire dalla metà degli anni ’80 che si comincia a riflettere seriamente sul tema del sessismo, grazie soprattutto ad iniziative promosse dalla Commissione Nazionale per la realizzazione della Parità tra Uomo e Donna che danno esito a due importanti lavori: Il sessismo nella lingua italiana di Alma Sabatini e Immagini maschili e femminili nei testi per le elementari di Rossana Pace.

La nozione di “sessismo linguistico” prende in considerazione l’immagine delle donne che emerge dalla pratica linguistica e si interroga sulla possibilità di espressione di una soggettività femminile all'interno di un linguaggio marcato al maschile. In Italia è stata la linguista Alma Sabatini ad introdurre autorevolmente il dibattito sul sessismo linguistico nel corso degli anni '80, dando avvio ad un un’area di studi che, a fasi alterne, si è protratta e arricchita fino ad oggi. Il linguaggio, in quanto sistema che riflette la realtà sociale, ma al tempo stesso la produce, è il luogo in cui la soggettività degli individui si costituisce e si modella. La lingua non può essere neutra, non è un mezzo oggettivo di trasmissione di contenuti, al contrario, essa racchiude una particolare rappresentazione del mondo che influenza il pensiero dei parlanti. Il condizionamento di genere è forse quello più evidente: la discriminazione sessista e gli stereotipi di genere pervadono la lingua nella sua interezza e sono rinforzati da essa. La lingua che parliamo e le pratiche sessiste che essa incorpora sono indicatori, se non addirittura responsabili, degli stereotipi di genere presenti nella società. Partendo da una concezione che vede il linguaggio non solo uno strumento di comunicazione ma anche e soprattutto come uno strumento di percezione e di classificazione della realtà, appare importante che il suo uso sia “corretto”, non nel senso normativo-prescrittivo del termine, ma nel senso di equo, giusto, non discriminatorio nei confronti di nessun gruppo sociale. La prima agenzia fondamentale chiamata a portare avanti questo progetto di “liberazione” dagli stereotipi sessisti dovrebbe essere la scuola e lo strumento chiave da cui partire dovrebbe essere proprio un ripensamento del linguaggio in ottica paritaria. Purtroppo questo non avviene, come dimostra la ricerca condotta nello stesso periodo da Rossana Pace.

L’ipotesi da cui muove il suo studio è che i libri scolastici debbano offrire perlomeno un’immagine realistica della società e suggerire a bambini e bambine una grande varietà di modelli, di situazioni da cui attingere per costruire un'immagine coerente di sé e del mondo esterno così da predisporli al cambiamento, alla mobilità sociale e alla trasformazione dei ruoli. La conclusione cui essa giunge è assai disillusa: «Accanto ad alcuni lodevoli sforzi di ammodernamento dei contenuti e delle immagini, vi è una prevalente tendenza all’immobilismo, che è poi mancanza di realismo: nella rappresentazione del mondo del lavoro, dove spesso i mestieri sono quelli di un tempo, in via di sparizione; nel linguaggio, che è spesso desueto, e soprattutto, nell’attribuzione dei ruoli e delle mansioni che vede le donne relegate nelle posizioni tradizionali di casalinghe affaccendate e talvolta – è il massimo della concessione – di benefiche fate, e interpretate nel ruolo di madri, secondo cliché desueti».

Dalla metà degli anni ’80 fino alla fine degli anni ’90 si registra un lungo arresto di indagini critiche sui libri di testo, con particolare riferimento ad un loro esame in ottica di genere. Solo nel 1998, con la nascita del Progetto Polite (Pari Opportunità nei LIbri di TEsto), si riprende l’argomento cercando di recuperare lo svantaggio accumulato nel passato e di mettersi al passo con gli altri paesi europei. Il progetto Polite, promosso in Italia dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento per le Pari Opportunità e realizzato con la collaborazione dell’AIE (Associazione Italiana Editori) è un progetto europeo di autoregolamentazione per l’editoria scolastica nato con l’obiettivo di promuovere una riflessione culturale, didattica ed editoriale il cui esito sia quello di ripensare i libri di testo in modo tale che donne e uomini, protagonisti delle cultura, della storia, della politica e della scienza siano presenti sui libri di testo senza discriminazioni di sesso. Fra i principali esiti del Polite si segnala l’elaborazione di un Codice di Autoregolamentazione degli editori e due Vademecum affinché la prospettiva di genere divenga criterio orientativo nella stesura dei futuri libri di testo. Una mia recente ricerca sui libri di lettura della scuola elementare prova che gli obiettivi promossi dal Polite sono ancora ben lontani dall’essere raggiunti.

Per approfondimenti:

Biemmi Irene, Educazione sessista. Stereotipi di genere nei libri delle elementari, Rosenberg & Sellier, Torino 2010.

Gianini Belotti Elena (a cura di), Sessismo nei libri per bambini, Edizioni dalla parte delle bambine, Milano 1978.

Luraghi Silvia, Olita Anna, (a cura di), Linguaggio e genere, Carocci, Roma 2006.

Pace Rossana, Immagini maschili e femminili nei testi per le elementari, Presidenza del consiglio dei ministri, Roma 1986.

Sabatini Alma, Il sessismo nella lingua italiana, Presidenza del consiglio dei ministri, Roma 1987.

Sapegno Maria Serena (a cura di), Che genere di lingua? Sessismo e potere discriminatorio delle parole, Carocci, Roma 2010.

Serravalle Porzio Ethel (a cura di), Saperi e libertà: maschile e femminile nei libri, nella scuola e nella vita, Associazione Italiana Editori, Milano 2000.

Serravalle Porzio Ethel (a cura di), Saperi e libertà: maschile e femminile nei libri, nella scuola e nella vita. Vademecum II, Associazione Italiana Editori, Milano 2001.

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