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I generi televisivi - Fiction

di Enzo Corsetti

Il genere che prende il nome dal termine usato all’estero per designare la narrativa non soltanto televisiva (dunque i romanzi in libro, cinema e ora anche web), in Italia comprende tutti i programmi che propongono contenuti sceneggiati in forma di racconto; una forma che la tradizione assegnava al cinema, da cui le fiction televisive si differenziano anzitutto per la facoltà di ospitare un numero maggiore e anche cospicuo d’interruzioni, per inserimento di pubblicità o per altri motivi che giustificano la frammentazione, come la replica di puntate dimezzate per riempire strisce orarie minori di quelle per cui la fiction era stata concepita (un caso esemplare dei tempi recenti è rappresentato da Incantesimo).

L’ambiguo rapporto con la realtà e con i fatti veri

La fiction risponde ufficialmente alle istanze culturali di “evasione”, più di quanto si dice anche riguardo all’intrattenimento, poiché si tratta del genere basato sulla finzione per antonomasia, una finzione realizzata con la ricostruzione di ambienti e la recitazione di attori; il pubblico “evade” dalla realtà, perché è fondamentale ricordare che ogni ricostruzione anche quando utilizza ambienti reali e/o quando tratta di fatti realmente accaduti (come le fiction sui pontefici o sui magistrati uccisi dalla mafia) non è la realtà, bensì un effetto di realtà, che si ottiene tramite la verosimiglianza. In parte anche per questo motivo, la fiction è un genere che la TV italiana offre importando cospicue quantità di prodotti dall’estero, anche sui maggiori canali generalisti; la compresenza di prodotti nazionali ed esteri, che portano in scena contesti geografici e culturali diversi, alimenta le ambiguità di percezione e la problematicità degli effetti sul pubblico, anche se quest’ultimo tende abbastanza a dividersi tra fiction nostrane e telefilm (come tradizionalmente continuano a venire chiamate le fiction estere, specie se di marca anglosassone) stranieri.

Storie e personaggi in funzione del pubblico

I telespettatori che prediligono i telefilm stranieri infatti sono in prevalenza giovani e giovani adulti, di entrambi i sessi e con un livello d’istruzione elevato o medio-alto, mentre le fiction italiane catturano un bacino in prevalenza femminile e più popolare, anche se diversificato per età a seconda del canale, con isolate eccezioni che testimoniano la crescente dinamicità del pubblico televisivo (è il caso di Tutti pazzi per amore, che imitando gli stili dei telefilm statunitensi attrae un pubblico giovane, pur essendo trasmessa da Rai 1). E sono proprio le logiche di target, più che le convenienze narrative, a influenzare le scelte che produttori, autori ed editori compiono per realizzare e comporre l’offerta di fiction; scelte che vanno dai temi ai personaggi, passando per i linguaggi e persino le tecniche narrative e registiche (un esempio lampante è la struttura a feedback, che caratterizza le fiction rivolte al pubblico di età avanzata, perché suscita identificazione in esso proponendo un racconto che parte dal ricordo di personaggi anziani).

Promozioni mascherate da narrazioni

Un altro scopo per cui vengono realizzate le fiction è la pubblicità, non solo quella da inserire nelle interruzioni ma anche all’interno della rappresentazione scenica, ad esempio attraverso la recente pratica del product placement che pone in visibilità bevande, autoveicoli, elettrodomestici e qualsivoglia merce con un preavviso generico e scollegato (la scritta “Programma con inserimento di prodotti a fini pubblicitari”, che compare soltanto dopo i titoli di testa o dopo le interruzioni pubblicitarie); ma è pubblicità anche la ridondanza di panorami e paesaggi in quelle che potremmo chiamare “fiction-cartolina”, prodotte con un chiaro scopo di promozione turistica a beneficio dei luoghi utilizzati come location per le riprese (il caso più lampante tra le fiction attualmente in programmazione è Un passo dal cielo, più o meno sul modello dell’ormai datata serie Capri).

Divulgazione e sensibilizzazione con subdoli compromessi

Infine le fiction possono venire prodotte per interessi politici, nell’accezione più ampia e anche culturale del termine, come possono intendersi le biografie di personaggi storici, i romanzi tratti dai classici della letteratura, ma persino le storie originali che intendono sensibilizzare la collettività su un fenomeno bisognoso di solidarietà, come la condizione degli omosessuali o i papà separati (tra i titoli più recenti nel filone vi è Sarò sempre tuo padre). I temi prosociali tuttavia non sono garanzia di una rappresentazione corretta o coerente, anzi tendono a distogliere l’attenzione del telespettatore in tal senso: tra gli esempi più tipici vi sono proprio i personaggi omosessuali, che soprattutto nelle fiction italiane hanno ruoli quasi sempre secondari e scene nettamente più censurate rispetto a quelle che riguardano i personaggi eterosessuali anche nella medesima fiction.

Le aspettative del pubblico e le esigenze di palinsesto anzitutto

Il tentativo di rappresentare uno spaccato della società contemporanea, nei suoi fenomeni emergenti come la famiglia allargata (vedi Un medico in famiglia e I Cesaroni), è un altro punto critico di questo genere televisivo, perché occulta i preminenti criteri commerciali alla base della realizzazione, come la tipica scelta del formato ciclico a lunga o media serialità (rispettivamente 10-14 e 6-8 serate coperte) che serve a fidelizzare un bacino di telespettatori e insieme a ridurre i costi di produzione e di programmazione; un discorso analogo vale per il formato orario, stabilito in funzione dei palinsesti e dunque delle abitudini di fruizione che la TV stessa ha diffuso, cosicché la durata e l’accostamento degli episodi differenzia per eccesso le fiction italiane da gran parte di quelle d’importazione.

L’ambigua correttezza delle rappresentazioni

Il genere della fiction è comunque tra quelli che offrono i contenuti più corretti sul piano educativo, anche considerando il repertorio di produzione italiana, dove le donne compaiono spesso in ruoli alla pari degli uomini e raramente in immagini oggettivanti; il sessismo resta un elemento diseducativo nelle sceneggiature che giocano sul confronto tra femmine e maschi, talvolta rimarcando in maniera ossessiva – altra cosa tipica delle fiction nostrane – le presunte incompatibilità e differenze di genere, anche se il pubblico sembra meno coinvolto dai messaggi verbali e narrativi che dalla generale configurazione del mondo di personaggi e luoghi e tempi (si pensi a Beautiful, serial dai dialoghi ineccepibili ma notoriamente fruito con grande distacco dal suo pubblico a causa della trama eccessiva e dalla messa in scena artificiosa).

Un genere sfruttato per spettacolarizzare contenuti autorevoli

Va infine notato come un punto critico, almeno in via generale, l’inserimento della fiction all’interno di altri generi televisivi, specie quando ne fanno un uso funzionale alla divulgazione o all’approfondimento serio, come il Documentario e l’Infotainment (Ulisse il piacere della scoperta nel primo caso, Servizio pubblico nel secondo), perché inserisce elementi di finzione che falsano la ricezione dei contenuti di realtà; e parallelamente è opportuno riconoscere le ibridazioni del genere stesso, come la cosiddetta “docu-fiction”, che dovrebbe identificare le narrazioni costruite su materiali di vita reale, dunque senza ricostruzioni né recitazione, ma di fatto tende a confondersi con varie declinazioni del docu-reality (esempi in tal senso possono essere i recenti Fratello maggiore o Tamarreide, sulla falsariga di Jersey Shore).

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